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Ebbene si qualche persona con un pò di cervello esiste, tra queste il noto studioso John Calhoun, che attuò una serie di esperimenti sui topi. Creo il paradiso dei topi, una struttura in grado di proteggere i topi da qualunque attacco esterno, al fine di creare un luogo ameno e perfetto, almeno a livello naturale, infatti la temperatura era costantemente mantenuta sui 20 gradi, enormi quantità di acqua e cibo erano state messe a disposizione della colonia al fine di garantirne la sopravivvenza. insomma questi topi avevano il solo compito di vivere bene.

Inizialmente l’esperimento diede dei risultati inaspettati, sulla base di quei risultati la popolazione di topi sarebbe arrivata a 5000 componenti in meno di due anni, ma qualcosa non funzionava nella colonia. Cito:

Universo 25

L’esperimento che diede risalto internazionale alla fogna del comportamento fu il cosiddetto “Universo 25”. Anche in questo caso l’habitat era progettato per eliminare qualsiasi fattore fisico che avrebbe potuto limitare la crescita della popolazione o incidere negativamente sul benessere e l’aspettativa di vita dei roditori.

L’universo aveva la forma di un serbatoio di pianta quadrata con lato di 2,7 metri, con mura alte un metro e mezzo circa. Il primo metro era strutturato in modo che i topi potessero arrampicarsi liberamente sulle pareti, senza tuttavia poter scappare; su ogni muro erano saldati 16 tunnel in maglia di ferro, con 4 corridoi orizzontali che li attraversavano da parte a parte, fornendo così 256 ripari in cui costruire altrettanti nidi. Ogni nido era abbastanza grande da ospitare 15 topi.[6] L’habitat avrebbe permesso la sopravvivenza di 3.800 esemplari.

L’habitat veniva pulito ogni 4 settimane, la temperatura era tenuta costantemente intorno ai 20° e persino il rischio di malattie genetiche era stato drasticamente ridotto, selezionando i migliori esemplari dalle colonie del National Institutes of Health.

Quattro coppie di topi furono introdotte nell’habitat e, dopo 104 giorni di adattamento, i topi iniziarono a riprodursi, arrivando a raddoppiare la propria popolazione ogni 55 giorni. Tuttavia, trascorsi 315 giorni, il tasso di crescita della popolazione rallentò sensibilmente. La popolazione era arrivata a 600 esemplari.[7] Nonostante cibo ed acqua fossero garantiti in abbondanza, lo spazio iniziò a scarseggiare, e l’habitat si sovrappopolò, facendo sorgere alcune anomalie comportamentali nei topi

I nuovi nati si ritrovavano in un mondo ogni giorno sempre più affollato, in cui vi erano più topi che ruoli sociali. Le posizioni sociali, in seno alla gerarchia dei topi, erano costantemente minacciate. Lo stress di dover difendere il proprio territorio e le proprie femmine da innumerevoli contendenti, portò i maschi alfa ad abbandonare il proprio compito, diventato troppo oneroso.[7] L’assenza di questi ruoli sociali fece emergere comportamenti distruttivi ed antisociali in tutta la colonia, dato che i normali rapporti sociali erano crollati, e con essi l’abilità dei topi di formare legame sociale.

I maschi divennero estremamente aggressivi, arrivando a formare gruppi che attaccavano femmine e piccoli. Altri divennero pansessuali, cercando di avere un rapporto sessuale con qualsiasi topo a disposizione, che fosse stato maschio, femmina, giovane o vecchio.[7] Le femmine, ormai senza più alcuna protezione, si rifugiarono presso i nidi più alti della colonia, a volte radunandosi in alcuni gruppi composti solamente da femmine, ma dovendo sprecare energie per difendere i propri nidi e se stesse, trascurarono i propri ruoli materni, abbandonando la prole a se stessa, o arrivando ad attaccarla.[7] In alcune aree dell’habitat la mortalità infantile raggiunse il 96%, e vi furono casi di cannibalismo, nonostante non vi fosse alcun bisogno di esso dato che il cibo era ancora ampiamente disponibile per tutti gli esemplari.

A questo punto nell’habitat si formano tre gruppi di topi. I topi più deboli e quelli rifiutati, resistenti fisicamente ma devastati psicologicamente, cercarono di sopravvivere radunandosi al centro dell’habitat, dove la loro vita scorreva inerme se non con qualche insensato e occasionale atto di violenza contro sé stessi.[6][7] Le femmine rimaste sole cominciarono sempre più migrare nei nidi più elevati, radunandosi in gruppi.[7] Oltre a questi due, emerse anche un terzo gruppo, che Calhoun chiamò “i belli”. Questi topi, mai lasciatisi coinvolgere nelle lotte e mai mostratisi interessati alla riproduzione, erano interessati solo a loro stessi, e lo loro uniche attività erano mangiare, dormire e lisciarsi il pelo. Si distinguevano infatti dagli altri per l’assenza di ferite e per il pelo bianco e lucido.[6] Altrove, nei gruppi maggiori, il cannibalismo (pur in presenza di cibo abbondante), il pansessualismo e le esplosioni di violenza continuavano senza sosta. La società dei topi collassò.

Il declino

Giunti al giorno 560, la popolazione raggiunse i 2200 individui (contro gli oltre 3500 che Universo 25 poteva ospitare), e al 600º giorno la sua crescita si fermò del tutto. Pochi topi riuscirono a superare lo svezzamento, ma da quel giorno ci furono pochissime gravidanze ma nessun cucciolo sopravvisse.[7] Anche quando la popolazione ritornò ai livelli iniziali dell’esperimento, non si registrarono nuove nascite. I topi ancora in grado di riprodursi, come “i belli” ed alcune femmine rintanatesi ai livelli più alti della gabbia, avevano perso la capacità sociale di farlo.[7] La colonia quindi si avviò verso l’estinzione. In qualche modo, le cavie avevano smesso di essere topi, incapaci di avere relazioni sociali. Una sorta di prima morte, come fu definita da Calhoun stesso. Una morte sociale che precedette la morte fisica.[7]

In qualche modo mi sembra di rivedere gli avvenimenti di questi ultim 80 anni di “società civile e democratica” nella quale individui senza un minimo di “empatia sociale” gestiscono un branco di topi destinati all’estinzione… e non sono molto lontano dalla verità. Ma chi sono io, comune mortale, “topo bello” di questa società senza senso, per proferir parola?